A pontile vuoto

Quante volte vi siete trovati ad arrivare in Canottieri la mattina presto?
Quando ancora nessuno ha preso la via del fiume, scommetto che siete scesi al pontile, avete osservato l’acqua, la nebbiolina leggera sulla superficie, i colori del crepuscolo prima dell’alba e avete respirato quell’aria buona, privilegio di pochi. Per un momento vi siete fermati, immobili, a pontile vuoto, sulla vostra vita.Da che parte andiamo oggi, risaliamo la corrente verso quel ramo di fiume che non percorriamo quasi mai? O prendiamo la via del bacino, salutando la curva del Bassanello e via verso i duemila metri?
Ogni volta che mettiamo in acqua la barca abbiamo la possibilità di controllare la direzione verso cui girare la prua, anche quando sappiamo pochissime cose di quel tratto di fiume. Possiamo tentare nuovi esercizi, nuovi modi di allenare mente e corpo, possiamo metterci alla prova sulla lunga distanza, o sugli scatti, o sulle doppie entrate; perché gli anni passano, ma il nostro ingresso fa sempre schifo.
A pontile vuoto decidiamo la nostra giornata: nei giorni pari siamo agonisti improvvisati con un carico di lavoro che ci porterà lontano, nei giorni dispari siamo amatori professionisti con un palato morbido allo scivolamento. A settimane alterne veniamo allenati o alleniamo, nei mesi con la R ci becchiamo l’attrezzo con la R, in quelli estivi ci becchiamo la barca, alternando ustioni a uragani. Siamo master, le Renault 4 ibride del canottaggio, e ci sentono arrivare a centinaia di metri per via del nostro motore a carbone che a volte non fa entrare, pazienza la quarta, ma neanche la terza.
Capita che ci perdiamo, a volte. Nelle cose più insignificanti o in quelle più difficili da mandar giù. Capita che ci mettiamo a pensare, saltiamo un allenamento e poi ne saltiamo 20 senza sapere da dove ricominciare. Capita che ci alleniamo senza pensare, e dopo mesi la testa salta mentre le gambe ne vorrebbero ancora, e perdiamo qualcosa.
Ma abbiamo la possibilità di controllare la direzione verso cui girare la prua, anche quando sappiamo pochissime cose di quel tratto di fiume, o del canottaggio, o della vita. Possiamo tentare nuove acque, lasciare indietro qualcuno, forse, per scoprire dove ci porterà la corrente, o possiamo tentare nuove sfide su acque che conosciamo. Non ha importanza.
L’importante è arrivare la mattina presto, a pontile vuoto, a mente sgombra, e sentire che agli angoli della bocca e alla bocca dello stomaco la sensazione sarà quella giusta, e la direzione che prenderemo sarà quella giusta.

2 pensieri su “A pontile vuoto

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