Questo è l’inizio faceto di un decalogo molto serio sull’utilizzo e la manutenzione del nostro sex toy preferito. Come tutti i sex toys, infatti, uno scafo può essere utilizzato con soddisfazione da soli o in compagnia, a seconda del momento e delle inclinazioni personali, in base a stazza, prestazioni… ma non divaghiamo. Chiunque remi, infatti, sa perfettamente che non è un semplice strumento, ma molto, molto di più; con la barca abbiamo un rapporto profondamente coinvolgente, a volte entusiastico, altre rancoroso, spesso segnato da dolorose contraddizioni.
Con lei dividiamo il merito quando vinciamo, a lei diamo la colpa quando perdiamo. La barca è il più gettonato degli alibi: perché è troppo grande o troppo piccola – è noto tuttavia che ciò che conta non sono le dimensioni, ma come si usa; perché ha le leve troppo dure – per quanto la durezza non sia mai un difetto e sarebbe ipocrita negarlo; perché è impalata male – come osserverebbe, infine, il conte Vlad.
1. La barca è la compagna fedele di tutte le nostre imprese, anche delle più solitarie, e come tale va trattata: e non solo il Filippi fiammante appena tolto dal suo fichissimo imballaggio o il Salani orgoglioso dei suoi sgargianti colori sociali, ma tutte le barche, anche quelle decrepite che sonnecchiano nel fondo della rimessa, usate dai corsisti di infimo livello o come ultimissima scelta quando tutte le altre sono uscite. Chissà quante avventure hanno vissuto e cosa potrebbero raccontarci quelle barche, se potessero parlare, i traguardi tagliati quando erano ancora giovani, la fatica, le bestemmie, le storie di rivalità, di amicizia, di amori proibiti… ma non divaghiamo. Ciò che vi raccomandiamo perciò vale per tutte, ma proprio tutte le barche che userete.
2. Questo punto è un corollario del precedente. La barca è la meno ipocrita delle compagne e ci restituisce senza reticenze ciò che siamo: pigri, nervosi, irascibili; oppure rilassati, sicuri, energici. La barca non racconta balle, perciò parlarne male non serve, tanto dentro di noi sappiamo benissimo che se le cose vanno male, la colpa non è sua.
3. Ora che abbiamo messo le cose in chiaro, potete tirarla fuori dalla rimessa. Fatelo con cautela, tenendo gli occhi ben aperti, assicurandovi che ci sia qualcuno a controllare che la prua e la poppa non sbattano da qualche parte e tenendo sempre d’occhio gli scalmi. Se siete in difficoltà, mettete da parte l’orgoglio e fatevi aiutare.
4. Aspettate un attimo! Avete verificato che ci siano le condizioni adatte per uscire? Il bacino è pieno di tronchi, c’è poca visibilità, o davvero troppa gente in giro? Di remoergometro non è mai morto nessuno, anche se alcuni affermano il contrario. Come in amore – e qui divaghiamo per il vostro bene – certe volte è meglio una pratica poco emozionante ma sostanzialmente innocua che qualche avventura dalle conseguenze potenzialmente disastrose. Di più: mentre le ferite ai nostri sentimenti lasciano cicatrici tremendamente affascinanti e ci rendono invincibili, ricordate sempre che lo squarcio in uno scafo in carbonio o peggio, in legno, è uno sfregio definitivo e irrimediabile.
5. Per quanto riguarda il pontile, regolatevi come se fosse l’unico bagno in un appartamento in cui coabitate con sette studenti: non lasciate roba in giro e occupatelo il meno possibile (a meno che non vogliate vendicarvi sottilmente su qualcuno). La barca va regolata prima, sui cavalletti.
6. Finalmente fuori. Tenete la vostra sinistra (guardando la poppa, la destra rispetto al vostro moto) e voltatevi indietro il più possibile, senza timore di risultare in preda a tic ossessivo-compulsivi; fate attenzione agli spostamenti delle altre barche e se qualcuno vi sta cecchinando, non aspettate l’ultimo momento per avvertirlo. E’ importante non infastidire gli altri con la nostra presenza, evitando ad esempio di occupare in pianta stabile il centro del fiume o di fare manovre al momento sbagliato; che già a noi master ci odiano tutti.
7. Nell’ipotesi funesta di una collisione inevitabile, se dovete scegliere tra voi e la barca, ovviamente salvate la barca.
8. Prima di metterla via, appoggiatela sui cavalletti, chiudete gli archetti e lavatela. Lavatela bene, come ci si prende cura di una cosa molto cara: prima con l’acqua corrente, togliendo la striscia di galleggiamento ed eventuali residui lasciati dal fiume; risciacquatela e infine asciugatela. Non dimenticatevi le copertine, non c’è niente di più brutto che vedere le copertine macchiate dal calcare. Vi accorgerete con il tempo che questo è un rito molto piacevole e finirete per provarci un gusto vagamente morboso, quasi al limite del consentito.
9. Se avete notato dei guasti o dei problemi (viti mancanti, impalature sbagliate), segnalateli sempre in cantiere, chi userà la barca dopo di voi ve ne sarà riconoscente.
10. Ora potete rimetterla dentro, con la certezza che, se avrete fatto ciò che dovevate con cura, la barca nel chiuso della rimessa, stanotte parlerà bene di voi con le sue amiche, e con tutti i loro remi.
Tenere la sinistra?? Ma il codice di navigazione? =)
"Mi piace""Mi piace"
Tenere la sinistra guardando alla poppa, ovvero la destra in base al moto della barca. Perdonate la scarsa precisione! 😉
"Mi piace""Mi piace"