Non sapevo cosa regalare alla mia compagna di blog

D’altronde non tutti amano il Natale allo stesso modo, e quando realizzi che c’è chi preferisce un dito medio alzato di cuore a un abbraccio impestato dello spirito delle feste, allora nulla più può essere convenzionale. Perciò, cara compagna di blog, ti regalo un post.

Guarda questa, la solita cosa all’ultimo momento, il più disperato dei clichés e non deve neanche riciclare la carta. E non me l’ha neanche mandato per la correzione, prima di pubblicarlo! No, di certo non penserai questo mentre leggi, o forse la parte della correzione, ecco quella sì.

Forse penserai a come tutto è cominciato, a quella silenziosa complicità che in effetti di silenzioso ha ben poco, visto quanto parliamo e quanto vorremmo parlare ma non ne abbiamo mai il tempo. Penserai al brain storming fatto alle due di notte via messaggi per il nuovo post – e al delirio che ne è uscito; al pane mangiato in parcheggio dopo allenamento, troppo tardi per essere un pranzo e sempre troppo tardi per essere scusate a casa, a quella bozza rimasta lì in attesa di revisione, ai sorrisi puntuali in spogliatoio per un doppio fuori orario strappato al quotidiano, al senso del pudore pari a zero perché tanto ciò che succede in barca resta in barca. All’uscita perfetta, che solo noi sappiamo qual è e perché.

Penserai a quanto è lungo un anno e a come scorre via veloce, alle piccole cose che nel bene e nel male ci hanno fatto incrociare, magari per poco, o magari chissà. Penserai alle magliette blu, alle emozioni e alla loro mancanza, ai tempi al remoergometro e alla loro infinita disquisizione, a una barca ritrovata dopo decenni, a come coordinare il prossimo body con la termica senza smettere di essere fashion, al nero che sta bene con tutto, al bianco del foglio che ogni giorno, in mezzo a mille altre cose, abbiamo davanti.

La verità è che un dito medio alzato non te lo potrò mai negare.

Riempilo sempre, quel foglio bianco, di tutto l’inchiostro che puoi.
E buon Natale, di cuore.

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