Adoro la regata di ottobre a Bardolino. Per l’organizzazione, seria nelle cose importanti, accurata in quelle sfiziose: da Bardolino si torna con le gambe che fanno male per la gara, ma anche con i postumi della sbronza, perciò se ci andate, trovate qualcuno che guidi al posto vostro e non prendete impegni importanti per il giorno dopo. A Bardolino poi c’è attenzione per tutti, anche per noi master: da quelli della Canottieri Padova numerosi e invadenti come un’orda di locuste, accolti sempre con disponibilità, a quelli più rari ma di sostanza delle società limitrofe, pronti a sfide stimolanti e divertenti. E soprattutto a Bardolino c’è il lago, sfavillante e un po’ ballerino nelle giornate di sole, da far finta di avere ancora un po’ di estate, lattiginoso e sereno in quest’autunno così reale, che chiude una stagione per me assolutamente imprevista.
Se queste sono le cose che credo di aver imparato dall’ottobre scorso, non vedo l’ora di scoprire cosa succederà in quest’anno che sta arrivando.
INSIEME – Pozzuoli, 17/01/17
In barca è la cosa più importante. Insieme significa entrare e uscire nello stesso momento, replicare gli stessi movimenti, respirare all’unisono; significa fare il viaggio sulla stessa macchina, mangiare le stesse cose, avere la stessa paura e la stessa voglia di vincere. Insieme è anche essere fedeli, non desiderare il compagno d’altri.
Insieme è coordinare la divisa come in un equipaggio multiplo, anche sul singolo, o peggio sul remoergometro; e poi magari vincere la tua gara solo perché hai capito che di fianco a te la tua compagna ha appena vinto la sua. Insieme è anche quando il tuo allenatore scende da un remoergometro su cui ha appena gareggiato fino all’ultimo respiro, ma trova ancora un po’ di fiato per dirti una parola di incoraggiamento. Insieme è, dopo, saltare in braccio a chi ha fatto il tifo per te.
Forse può sembrare strano, ma io l’insieme in barca ho cominciato a capirlo a Pozzuoli, durante un campionato indoor.
EQUILIBRIO – Bled, 7/09/2017
L’equilibrio è la principale ossessione del neofita, l’incubo di noi canottieri di fiume, poco avvezzi alle onde.
E’ la mia prima gara del mio primo mondiale. Sola in mezzo al lago, stramaledico il giorno in cui i miei alle medie hanno deciso di farmi studiare tedesco anziché inglese: sono certa che non capirò le istruzioni dei giudici e perderò la mia partenza. 30 euro di iscrizione buttati via. Del resto, la colpa è sempre dei genitori, forse è colpa loro anche per le stramaledettissime onde e per la barca instabile, sulla quale sento di avere la consistenza di un formaggino sciolto. Mi rassegno a provare una partenza e imbardo clamorosamente; solo il pensiero di non avere un body di ricambio mi impedisce di finire in acqua. Di sicuro tutti mi stanno guardando, si chiedono cosa ci faccio qui; me lo chiedo anch’io.
Per miracolo mi allineo al momento giusto, parto pianino pianino per non imbardare di nuovo, umiliatissima; in un modo o nell’altro dovrò pure arrivare al traguardo. E poi sento rumore di gorghi appena dietro di me e con la coda dell’occhio mi accorgo che le altre, quelle invincibili, non mi hanno mica staccato, che ci sono ancora, sono proprio lì.
Ma sì, la barca balla, e allora? Rinforzo in progressione, prima timida e poi di ignoranza pura. Se ci sarà da nuotare, nuoterò. Siamo tutte lì, al traguardo, ma la punta che passa per terza, anche se non riesco a crederci, è quella della mia barca.
L’equilibrio, a volte, significa accettare la propria instabilità.
DOLCEZZA – Sabaudia, 24/06/2017
La barca non ha colpa: non ha colpa se ci fanno tribolare, se siamo insoddisfatti, se siamo arrabbiati. Perciò non prendiamola a mazzate, poverina, stuprarla non la farà correre di più, anzi, si pianterà. Trattiamola con dolcezza, diamole attenzione, proprio come dovremmo fare con noi stessi. Perdoniamola e perdoniamoci: se ha le impalature sbilenche, il carrello che si incastra, gli scalmi che cigolano; se il finale è un po’ sporco, se non ce la facciamo ad allenarci ogni giorno, se non siamo sempre lucidissimi. E anche se perdiamo un titolo italiano per una manciata di centesimi. E’ questo il meglio che abbiamo, lo stiamo dando tutto, e pace, il resto non conta.
Trattiamola con dolcezza, trattiamoci con dolcezza; e tutto comincerà improvvisamente a scivolare velocissimo sotto di noi.
LEGGEREZZA – Bardolino, 23/10/2016 e 22/10/2017
Leggere sono le mani che si aprono in entrata, leggera la pala che si infila in acqua, leggero il carrello che scivola in avanti. Leggerezza è l’urlo liberatorio di un compagno giovane che mentre gli infilano al collo la sua prima medaglia grida con tutta la gioia che ha in corpo “E desso ndemo magnare!”
Perché in fondo siamo master, possiamo permetterci di fare solo le cose che ci fanno stare bene e lasciar perdere il resto. Quindi l’anno prossimo non so cosa succederà, ma di sicuro a Bardolino io ci torno.
PS. Chiedo scusa al mio allenatore e ai miei compagni, ma il ritmo, la strategia, come si fa un finale decente e mille altre cose che servono per andare forte ancora non le ho capite. Il prossimo ottobre però vi saprò dire.
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