Un film il cui titolo originale era Dead calm e, giuro, non so perché ne sono a conoscenza. Ricordo vagamente una coppia su una barca in mezzo all’oceano, l’assenza di vento e un pazzo scatenato che, per qualche motivo recondito e inaccessibile, vuole accoppare tutto ciò che incontra. Del fausto giorno in cui la mia strada ha incrociato questo capolavoro filmico non è rimasto traccia: solo il titolo fa capolino, a forza, nonostante la pietra tombale che tento di porvi ogni volta a degna sepoltura.
Aspetta, di cosa stavamo parlando? Ah già.
La calma piatta.
Quel momento in cui il bacino non fa onda, ma l’acqua è pur sempre là. Quel momento, o quel giorno. O quel mese, o anno. La calma piatta arriva e non se ne va più, e tu che in fondo speravi si quietasse il vento alzi uno sguardo basito degno di un Pannofino, alias René Ferretti, davanti a Gli Occhi del Cuore 2: non sai se prendertela con gli sceneggiatori che hanno perpetrato questa improvvisa discesa di ritmo o semplicemente con l’attore cane che la sta recitando, sicuramente un paraculato.
La calma piatta, sì, scusate. È un blog di canottaggio, dovremmo parlare di canottaggio, dove sono le 10 cose da fare quando non ci sono onde di emozioni a investire la nostra barca? Non ci sono 10 cose da fare. Oggi niente lista. Oggi viviamo il mare calmo, il fiume placido, il bacino pigro che si diverte a dormirci sotto lo scafo, senza fare una piega al passaggio di tutta la nostra fatica.
L’onda arriverà. Quella buona, disgraziata lei, magari lunga da battello di passaggio, che ti incasina la vogata ma ti sorprende e ti fa spalancare gli occhi e il sorriso. Stiamo tranquilli che l’onda arriverà.
Nel frattempo lasciamoci cullare dalla squadra azzurra e dalle nostre Asja e Stefania, degni del Galeazzi più sfrenato. Perché sognare insieme a voi è l’onda lunga più bella che c’è.