Gocce

Bled, World Rowing Masters Regatta 2017.

Giorno 5, Ore 8.05.
Abbraccio la prua di un doppio che torna da un mille, dei due sono la fortunata che ha ancora le scarpe ai piedi e a ogni passo si infilano nel fango di una giornata appena iniziata, il mondiale più bagnato e più numeroso a memoria di master. Con l’orecchio quasi appoggiato allo scafo ascolto il ticchettio martellante di una pioggia che non dà tregua, mentre cerco un’andatura lenta e costante. Anche sulla nuda terra e nell’ordine inverso delle cose si procede a tempo. A tempo si solleva la barca dall’acqua, a tempo la si accompagna a riposare, a tempo la mente scova un verso imparato a memoria ed è Montale ad arrivare per primo, perché anch’io ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale.
La rastrelliera è lì, ancora due passi nella melma e ci siamo.

Giorno 3, ore 15.31.
250 metri al traguardo. Aumentiamo i colpi in acqua, ed ecco che all’improvviso si rema a mente sgombra. Il carrello scivola in avanti accompagnato dalla voce del timoniere, le sue assonanze il frutto dell’esperienza di una vita intera. Il suo peso a poppa controlla le redini e fino a prua non c’è un pensiero, non uno, se non remare. Niente avversari, niente paura, niente.
Il nostro otto femminile va, si protende in avanti e come un cuore aggiustato in finale arrotonda i suoi colpi, dannatamente imperfetto ma vivo e pulsante.
Alé ragazze, ancora una palata, ancora una.
Dai che andiamo a prenderle.

Giorno 2, ore 15.42.
Ferme in attacco da una manciata di secondi, la mia compagna di barca aggiusta la direzione. Davanti a me un volto giovanissimo, due occhi azzurri tengono la poppa del doppio distesi sulla piattaforma, in attesa del via.
Quick start. Mi chiedo quanta ansia possa vedere da lì, quante storie passarle tra le mani, quante paure, quante emozioni. Quanti guardano il vuoto, in partenza, senza degnarla di uno sguardo.
Attention. In quell’istante lei scorge i miei pensieri, mi guarda dritta negli occhi.
Io ricambio, sorrido e il cuore si calma.
Go.

Giorno 5, ore 12.03.
Infilo tutto nello zaino, ormai non c’è più niente di asciutto. Anche i pensieri hanno preso a gocciolare sul pavimento infelice dello spogliatoio. Rimetto la giacca sperando invano di sentire un vago calore umano. Calore un paio di scalmi. Mi arrendo. Accanto a me una master della Canottieri Armida, dall’altra parte dello spogliatoio una signora australiana sulla settantina attende il marito che sta gareggiando sotto la pioggia. Ci sorridiamo anche in inglese, lei accenna qualche timida parola in italiano. Se lo ricorda ancora, il padre lavorava a Roma quando aveva 13 anni, si occupava dei visti per l’immigrazione.
Dall’Australia sono arrivati in 197.
4728 atleti da 46 nazioni. Giappone, Norvegia, Canada, Argentina, Sud Africa.
A Bled c’è il mondo a remare e il mondo sorride sotto la pioggia.
Esco, vado verso il pontile. Metà della mia squadra è in barca, l’altra metà a smontare i primi singoli, ma in mezzo alla confusione dall’altoparlante riconosco l’annuncio di un arrivo.
Congratulations to Canottieri Padova.
Una gioia mi invade, mi giro, non so chi abbracciare, corro verso il pontile e finalmente trovo qualcuno dei nostri.
Abbiamo un oro mondiale.

 

4 pensieri su “Gocce

    • Beh, visto che ero al Timone delle “8 pantere padovane”, al passo “Giorno 3, ore 15.31.” mi attribuisco la soddisfazione di aver liberato 8 menti a 250 mt dalla fine e di aver fatto quello che TUTTI hanno visto. memorabile !
      Una regata “sturm und drang” (forza/ragione ma anche tant cuore/sentimento).
      Grazie a voi.

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