Cuori in lockdown #1

Occhi aperti, notte fonda.
Profonda, acqua di fiume, acqua torbida del nostro, limpida del Sile, ocio alle chiuse, “voga pari” a pieni polmoni prima di finirci contro. Contro… Vienna, “mai vista una corrente così”, neanche a Londra… Il freddo in pregara mio Dio, allineati come lame sul Tamigi, ma non era il ghiaccio di San Giorgio: “tenete i guanti o le mani si attaccano ai remi” e poi Via! La pioggia battente di Bled fino all’ultimo master mix, e tutto il mondo sotto a quella stessa pioggia infangata… Non ti manca il fiato? Lo sto cercando, insieme a quell’ultimo posto, so che c’è qualcosa anche lì, anche se dopo tutta la fatica non vuole starci mai nessuno, su quel traguardo.

Traguardo… Barca impalata, dritta a macinare colpi mai sentiti, a costo di morire stringi tutto e manda fuori, dai, dai che finisce, e manda affanculo tutti i tuoi demoni, con gli occhi fieri e lucidi di lacrime, la gioia di un argento tu non l’avevi vista mai, mai così.
E quel silenzio caldo in mezzo al lago, una pausa tra la grandine e la notte fresca. E le cicale umide di Sabaudia… Aria come acqua e a ogni respiro uno sforzo… Il Viaggio della Speranza, 12 ore senz’aria a 40 gradi. E Pozzuoli che sta in Emilia, notte in bianco al freddo, e ai cinquecento annaspi, ma sei davanti, cosa molli a fare, devi fare solo questo oggi.
Solo questo, “dai che ci sei, dueecinquanta e via tutto, non fa più paura!”
Non fa più paura…

Occhi chiusi, profumo di prato tagliato, vento e un sole cocente, Ravenna e dai che le prendiamo, sul doppio, sul quattro, ancora una palata, ancora una, vedo la boa e stavolta non abbiamo tagliato il campo gara come una fottuta ipotenusa, ancora uno sforzo.
Spingi. Ancora uno sforzo, ancora una palata.
Ancora una, spingi che vedo la testa, che la chiameremo Vittoria.
No, Victoria, con la C.
Di Canottiere, di Coraggio.
La C di Cuore.
E adesso che sei qui, respira.
Con calma, a pieni polmoni.
Respira, tu che puoi.
Respira.
Dai che non fa più paura.

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