Bardolino 3.0

Non esiste un modo semplice per dirlo. Abbiamo provato a passare oltre, a provarne altri, a guardarlo con occhi estranei. Niente, Bardolino resta il nostro campo di gara preferito, la nostra meta annuale, il vino che non puoi mancare di assaggiare, per quante cantine tu abbia visitato. E sicuro ne hai visitate parecchie. Se ci avete letto dall’inizio del nostro percorso, saprete che ci è caro per l’ospitalità, per quel senso di famiglia che ti accoglie a braccia aperte sulle rive del Garda, e perché ogni anno ci regala una cosa su cui riflettere. O due.

Sopravvivenza

Perché tra un Bardolino e l’altro ti prodighi come puoi, durante la settimana incastri mille vite nella tua, mille scazzi per ognuna, mille metri di pensieri, e trovi lo spazio mentale per una sessione risicata di remoergometro durante la quale magari ti becchi anche la ramanzina: potevi dare di più, non fai le cose seriamente, ne avevi ancora. Un frullatore, non sai neanche di essere al mondo quand’ecco è già domenica, e raggiungi il campo gara solo perché qualche buon’anima ti ha caricato in furgone con un plaid e una botta d’allegria. Dimentichi di ringraziare, ma sai che lo farai durante il mille.
Sali in barca come l’immagine vivente di un “insomma”, stai un po’ scombinato, hai i calzini spaiati come l’anima, divisa in quattro come i tuoi lavori piantati lì, i tuoi familiari lasciati a casa, le stagioni comprese le mezze che non ci sono più. Stessa scena di prima, arrivi agli zero perché qualche buon’anima rema, qualcun’altra timona, anche tu cerchi di fare la tua parte lignea in questo riscaldamento ligneo per mille metri iole d’ignoranza.

Crasi

Tre minuti alla partenza. Al timone parte limpida una domanda: “Sapete cosa dobbiamo fare adesso?”
Risposta accavallata: “Vincertirsi”. Che è la crasi tra capovoga e secondo carrello. Ci si ride su, ma ciò che ti colpisce poi, riguardando il video della gara ripresa dalla riva, da lontano, è che sui carrelli di queste barche ci sono storie talmente diverse tra loro che, se combinate insieme, potrebbero innescare bombe atomiche devastanti, oppure, a sorpresa, dare vita a un ingranaggio perfettamente efficace. Due estremi dell’universo del canottaggio che arriverebbero pericolosamente a sfiorarsi e a combaciare, se non fosse per un piccolo particolare. Da poppa a prua c’è qualcosa che fa la differenza, il famoso “più” della somma delle parti, che viverlo tutti i giorni è una fatica ma lo fai e non ci rinunci, perché sai che è il modo giusto di stare tutti sulla stessa barca. Perché puoi avere motivazioni opposte, sentimenti contrastanti, opinioni divergenti e caratteri focosi, ma se hai anche la voglia di conoscere questo tuo opposto e di accettarlo in tutta la sua diversità, allora non c’è distanza che tenga, non c’è diverbio insormontabile, non c’è barca troppo pesante. Potrai remare per tutto il tempo che ti è concesso, che sia sprint o un intero campionato di fondo, e ti ritroverai al traguardo sempre con un sorriso fiero di tutta la tua fatica.

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