Canottaggi paralleli

Da molto tempo ci piace immaginare che il canottaggio non sia uno solo, come intendono farci credere: quello dei 13 allenamenti a settimana, del sudore al remoergometro, della pignoleria in sala vasche. No, ne siamo quasi sicure: in qualche luogo lontano, forse ai confini dell’universo, esistono mondi paralleli, in cui qualcuno pratica delle forme di canottaggio misteriose e diverse.

Canottaggio-fitness

Il canottiere che pratica il canottaggio fitness si iscrive al club solo dopo essersi accertato che la palestra disponga dell’attrezzo fondamentale: non il remoergometro, ma lo specchio. Il suo principale obiettivo agonistico è prova body della prima regionale di marzo. Per questa ragione personalizzerà il suo allenamento di nascosto dall’allenatore: aggiungendo arbitrariamente addominali e snellendo i quadricipiti con pesi ridicoli, per un effetto Barbie-Magia-del-Remo (versione femminile); uccidendosi di pettorali allo scopo di distogliere le compagne da quelli dei canoisti (versione maschile). Al canottiere palestrato bastano 2 minuti di remoergometro a 18 colpi per denudarsi anche d’inverno; se femmina, d’estate si allena con un bikini push up per mostrare l’effetto Magia-del-Remo e per non rovinare l’abbronzatura.
Chi pratica il canottaggio fitness non risulta in genere particolarmente insidioso durante le gare. Bisogna tuttavia fare attenzione ad un’altra specie che tende a mimetizzarsi con questa, il canottiere infido, che si presenta in spogliatoio affermando sornione di praticare solo per buttar giù qualche chiletto e poi di lui, fino al traguardo, non si vedono più neanche i gorghi.

Il canottaggio sociale

La natura stessa di questo sport attira e trattiene molti adepti per l’aspetto sociale che lo caratterizza. Un equipaggio e ad un livello più ampio una squadra, sono una piccola comunità in cui ci si sostiene e si divide tutto. All’interno della comunità, il singolo individuo può trovare facilmente un ruolo che lo rispecchi e inserirsi in una rete di relazioni in cui si sente protetto e prova un senso di appartenenza difficile da sperimentare altrimenti. Si comincia così, in modo innocente, a prolungare i recuperi tra una ripetuta e l’altra, chiacchierando amabilmente in mezzo al fiume mentre i compagni agonizzano tra i conati da sforzo. Il punto di non ritorno si raggiunge quando si cominciano a preferire le cene post allenamento all’allenamento stesso e con la squadra si fanno più aperitivi che trasferte. L’apoteosi si ha quando, per amore della compagnia, si va in trasferta anche se non si gareggia e si cerca di corrompere i compagni con proposte alcoliche.

Tindercanottaggio

Questa forma di canottaggio funziona come una app di incontri ma pare sia molto più efficace. I match avvengono in base alla categoria master di appartenenza; le informazioni personali, dai tempi al segno zodiacale, sono facilmente consultabili accedendo a canottaggioservice, opportunità che lascia spazio a deliziosi momenti di stalking in cui si perde ogni dignità. La qualità media degli utenti è indubbiamente altissima sia a livello estetico, sia per l’aspetto prestazionale. Ma siccome la natura è matrigna – si pensi alla sorte del maschio della mantide religiosa – chi rema con questo secondo fine va poi incontro ad un infausto destino: quello di dover convivere all’interno della squadra con i risultati dei suoi match finiti male, o, forse peggio ancora, di rimanere intrappolato in una relazione che gli impedirà di godere ulteriormente delle opportunità offerte da questo fantastico sport (si veda, in proposito, il punto 3 de I frutti proibiti del canottaggio)

Canottaggio turistico

Sul pianeta del canottaggio turististico, ogni trasferta è una vacanza. Bisogna solo intendersi sul genere di vacanza: può essere una visita didattica, ad esempio a Torino o a Pozzuoli; oppure un viaggio letterario, come la promozionale di Pescate, sul famoso ramo del lago di Como o ancora Pusiano, di pariniana memoria. Può essere un’esperienza enogastronomica o naturalistica (Bardolino e in genere tutto ciò che si svolge in Piemonte, a partire da Candia); può essere anche un viaggio sentimentale – Vienna, che ha dato i natali a Falco – fino ad assumere i connotati (riprovevoli?) del turismo sessuale, in qualsiasi campionato italiano o gara internazionale (per chi ama i piaceri esotici). Non importa dove, in che stagione, con quali livelli di preparazione: l’obiettivo è uno solo, evadere, per conoscere altre realtà, gustare nuove pietanze, provare nuove esperienze, in sostanza, per godere. Questo, inutile specificarlo, va oltre ogni ortodossia ed è contro la natura stessa del canottaggio, che è fondato sulla sofferenza inutile. Rassegnamoci, nessun allenatore serio lo approverà mai.

Canottaggio benessere

Infine, alcuni scelgono il canottaggio con l’idea di mantenersi in salute con uno sport che unisce i benefici dell’attività aerobica a quelli dello sport all’aria aperta. Si tratta naturalmente di un tragico malinteso, poiché nessuno si è mai sentito meglio a causa del canottaggio, a parte qualche masochista. La pratica estiva provoca insolazioni e colpi di calore; il freddo fa venire i geloni. I remi causano escoriazioni sulle mani, le guide sui polpacci, il carrello – vabbé lo sapete. Allenarsi in comunità favorisce il proliferare di ogni sorta di bacilli, non parliamo poi della deprecabile abitudine di scambiarsi la borraccia o, peggio, gli indumenti. Dal punto di vista cardiovascolare, poi, diciamo che o la va o la spacca: ciò che non uccide, fortifica (e viceversa).
In conclusione: chi insiste a cercare il benessere nel canottaggio, è perché gli piace soffrire.

 

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