Ebbene sì, ve ne sarete accorte: San Valentino non è il nostro santo preferito.
Senza nemmeno fare apposta, è il secondo anno di blog – e il secondo anno di fila – che ce lo dimentichiamo. Siccome siamo in vena di ricicli, ieri abbiamo santificato la festa con un post che proclama come un buono scafo renda del tutto superfluo il principe azzurro; e sempre senza farlo apposta, l’abbiamo romanticamente fatto precedere da un altro, vecchissimo ma di cui siamo ancora convinte, la cui tesi di fondo è l’incontrovertibile superiorità del canottaggio rispetto al sesso. Nonostante le condivisioni mostrino che tutto sommato siamo in buona compagnia, un dubbio sulla nostra salute mentale a questo punto potrebbe anche venire: forse la normalità non è questa, passare la sera di San Valentino a fare scatti di corsa, magari dopo aver trovato una scusa per rimandare la cena col fidanzato per farla coincidere con la fase di scarico.
E così oggi, mentre meditabonda facevo riscaldamento sulla cyclette, mi sono improvvisamente trovata a ragionare tra me e me, interrogandomi sulla natura – dell’amore? Chiederete voi. No, ovviamente: del canottaggio.
Perché remiamo?
I motivi superficiali possono essere tanti: remiamo per divertirci, per tenerci in forma, per stare all’aperto; remiamo per occupare delle sere e dei pomeriggi sterminati, con figli che se ne sono andati via e partner insoddisfacenti o (peggio?) inesistenti. Qualcuno rema per lasciare da parte un amore che non c’è più, o le amarezze di una mezza età complicata. Insomma, ammettiamolo, a volte si rema per riempire un vuoto, e quelle volte il canottaggio diventa un succedaneo di qualcosa che manca: così succede anche che appena quel vuoto si riempie di un nuovo amore o di un nuovo lavoro o di una nuova passione, il canottaggio ritorna ad avere quel ruolo di passatempo salubre che chiunque, sano di mente, gli assegnerebbe.
Il ragionamento non fa una grinza: chiunque sia sano di mente lo può riconoscere.
Ed è proprio qui il punto: il canottiere, e meno che mai la canottiera, tanto sani di mente non sono. Provate a lasciarlo, questo canottaggio che vi ha rovinato le mani, la vita sociale, l’amore, un allenamento dopo l’altro, un san Valentino dopo l’altro. Provateci, dai: più tempo per occuparsi di sé e della famiglia, fare shopping e prendere il caffè con le amiche; e per le più fortunate, vacanze meravigliose e lunghe mattinate festive a rigirarsi in compagnia tra le lenzuola.
Provateci.
Sarete lontane e penserete a lui: ogni volta che passerete vicino al fiume e cercherete con gli occhi di vedere se qualcuno si sta allenando e chi è, valutando le condizioni del bacino e rischiando di uscire di strada con la macchina; quando in spiaggia giocherete a beach volley e sentirete – pensiero stupendo – che non è come con le vostre compagne; e in una palestra qualsiasi, facendo zumba con un istruttore fico, vi mancherà anche il male al culo dell’ora di remoergometro.
Buon san Faustino, canottiere!