Niente, non riesco a remare.
Da quanto?
Non lo so… un mesetto.
Capisco. Sai cosa dovresti fare?
Cosa?
Dovresti provare a remare.
Ed è in questo preciso istante che scatta il dubbio di aver sbagliato numero, e che dall’altra parte non abbia risposto la mia blogger di fiducia ma la Dott.ssa Arcazzo. Di nome Grazia.
A costo di zappare l’acqua, prova a remare. Vedrai che capisci cosa c’è che non va.
Ho i miei dubbi.
Io no. Io ho Falco.
…Falco quello di Der Kommissar?
Si.
Quello morto nel ‘98?
Ma quanto fico è?
In quest’altro preciso istante si scioglie il dubbio, è proprio la mia blogger di fiducia. Che mi fa dubitare però della sua sanità mentale.
Fico na cifra, sì.
Assecondare, sempre e comunque. In fin dei conti tra i master c’è un sacco di gente che, per i motivi più svariati, a volte non riesce a remare: infortunio, sensi di colpa familiari, traumi infantili, improvvise prese di coscienza sulle precarietà igieniche del proprio tinello, pigrizia smodata, relazione segreta e contro natura con la seduta reclinabile del proprio divano, delusione amorosa, crisi di mezza età, profonda vergogna nell’incapacità di compiere un solo braccia decente, paralisi ormonale delle 18.57 davanti ai canoisti canadesi sul pontile. Chi rema sa che la voga è espressione di ciò che siamo nel profondo, e chi non vuole farsi sgamare diventa il più scoperto dei nervi dell’intero corpo remiero.
Ti dico che non riesco a remare.
E perché?
Non lo so.
Rema e lo scoprirai.
Chiaro.
Un po’ come il blocco dello scrittore, no? Uno crede di avere tutto sotto controllo, quando a un certo punto bum, il nulla. Cos’è che ti frena, genio del male che non sei altro? Cos’è che ti fa arretrare dal pontile?
Scrivilo, se sei uno scrittore. Remalo, se sei un canottiere. E non scrivere “remalo” se sei uno scrittore, ti devo dire tutto io? Non è mica un dettato! Dignità, suvvia…
Certo, scusa.
Ho detto dignità! Scrivi!
Eccheèèèè??
Scusa… in due facciamo confusione.
Tu e chi?
Io e Falco.
È questo ciò che direbbe Falco?
No, lui parla di altro.
Ah.
Ti mando un suo testo? L’ho appena tradotto…
No! No, grazie…
Va bene così allora?
Sì.
Cosa fai domani?
Domani provo a scrivere. E tu?
Io domani provo a remare.
Ok. Buonanotte.
Notte donna.