Ricordiamoci chi siamo, ovvero l’arte di remare sulle onde

Non abbiamo bisogno di metterci una medaglia al collo per sapere chi siamo.

Ciò che siamo sta tutto qui: nel sapore di sangue di un massimale tirato da soli, in una palestra vuota; nelle mani spaccate dal freddo dell’inverno, dal sudore dell’estate; nella testa sbattuta mille volte nello stesso posto per per trovare il nostro personale senso del canottaggio, il nostro personale senso della vita.

Ciò che siamo è – soprattutto – nei nostri giorni peggiori, nei nostri tempi peggiori; tutte le volte che ci ostiniamo ad andare avanti contro vento, con le spalle rilassate e le gambe ben tese in finale, è nella leggerezza che sappiamo inventarci proprio quando abbiamo più paura, è nella tuta da supereroe quotidiano in cui torniamo a infilarci ogni giorno, dopo aver tolto il body.

Non abbiamo bisogno di metterci una medaglia al collo per sapere chi siamo, perché noi siamo qualcosa di più della somma delle medaglie che abbiamo preso e di tutti i secondi che abbiamo strappato al remoergometro e di tutti gli avversari che abbiamo lasciato dietro di noi. Chi siamo lo dobbiamo sapere molto prima di metterci una medaglia al collo.

Ricordiamoci chi siamo, e andrà tutto bene.

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