Mille metri contro

“Bene, adesso tornate indietro per un kilometro. Fate contro a tutto carrello. Non si va ai campionati italiani senza saper fare un dannato contro.”
C’è chi saluta il gruppo, “è stato bello conoscervi”, chi suda sette body e chi parte a manetta per poi quasi imbardare, chi ce la fa e chi impreca mentalmente dopo un accorato “devo dire che vai meglio al contrario”. I singoli percorrono il fiume a ritroso guardando in avanti, guadagnano a fatica un metro dopo l’altro aiutati un po’ dalla corrente, per una volta a favore. Alzo gli occhi: un valzer di lame bianche; qualcuno sta già arrivando a destinazione, altri sono dietro. Strano vedere per una volta il mio obiettivo ma non poter aumentare i colpi, vedere il traguardo ma non riuscire a spingere in acqua.

Abbiamo mille metri contro e lo sappiamo, non manca poi così tanto. Sentiamo la pressione del tempo che scivola via più della nostra barca, ci arrovelliamo nel tentativo di gestire tutto quanto, di scrollarci di dosso il nervosismo senza badare troppo a dove cade. Eppure adesso, dopo il lavoro intenso di un intero inverno, dopo gli endurance al remoergometro, le gare di fondo, i pesi, il cubo, la corsa, gli allenamenti a corpo libero, insomma dopo un mazzo così, adesso è tempo di scoprire le ultime tre carte.

Dedizione, concentrazione, calma.

Mille metri contro pretendono che un canottiere, una canottiera, se le giochi tutte e tre, quando sente che arriva l’ultimo giro. Beh, che sia una barca lunga o un singolo, è arrivato l’ultimo giro, il tempo di entrare in the zone, nella bolla, chiamatela come volete. Non c’è più spazio per parlare. C’è solo da remare nel verso giusto.

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