Una la voglio perché sa fare il finale / una la voglio perché ancor non sa cosa vuol dire imbardare / una soltanto perché ha insegnato a tutti tranne me / dieci sparring partners così, che dicon solo di sì. Certo, la metrica lascia a desiderare, ma rende l’idea di quanto difficile sia parlare di sparring partners, almeno per noi master. Ma ci proviamo lo stesso, partendo dall’inizio.
Il concepimento. Un giorno, in un momento X della tua vita, quando qualcosa ti ha ferito o quando hai finalmente deciso di iniziare da qualche parte a dare una svolta alle tue giornate, prendi in mano il telefono, ti sforzi, componi il numero, chiedi informazioni, e senza accorgertene inizi a frequentare un gruppo di persone durante gli allenamenti. Nei primi tempi rimani in disparte, osservando timidamente i folli che ti circondano, pazzi di cubo e di remoergometro. Alla prima seduta di pesi ti si inchiodano le braccia per 3 giorni e giuri su ciò che hai di più caro che tu non ci ritorni, lì dentro. Ma è troppo tardi.
La gravidanza. Probabilmente ciò che hai di più caro è già andato a meretrici, perché puntualmente ci riprovi. Con pazienza arriva la bella stagione, le uscite in barca, la prima trasferta, le risate alle 5 del mattino, i calzini scambiati insieme alle confidenze, la smorfia di fatica a metà gara che accomuna tutti nelle ignobili foto durante lo sforzo fisico, la pioggia battente, il fango lavato via dalle scarpe immerse direttamente nel fiume, il sole atroce dei campionati italiani.
Il parto. Questa è la squadra che ti sta raccattando dalla vita con la v minuscola per issarti su ogni barca possibile, ti ci riconosci, inizi a crederci. Perché sulla squadra, se sai farne parte, non ci piove. Almeno in senso figurato – Bled docet. Sacrifichi impegni, aggiusti orari per la squadra, incastri le altre amicizie nei giorni tutt’attorno, guidi di più, tiri di più, ti alleni di più, porti un body in più nel borsone, per la squadra.
La crescita. Lentamente impari a remare, che ci sia vento o stanchezza fai del tuo meglio, e senza accorgertene, allenamento dopo allenamento, fai breccia in qualche animo mentre lasci aperto il ponte levatoio. Lo varcano in pochi, ma chi riesce ad entrare non ne esce più; nel bene e nel male è lì, non ti molla un attimo, neanche quando ti ferisci, che sia nel corpo o nello spirito.
Sparring partner. Ed eccola qui, questa figura che non sai come chiamare e devi attingere per forza alla boxe per descrivere appena chi è per te. E non serve che faccia bene il finale o la doppia entrata. A occhi chiusi sai che ti coprirà le spalle, che ti chiamerà acqua se c’è un tronco sulla tua via, che tirerà più forte per faticare insieme, che non mancherà di spronarti a calci in culo e allungherà il passo se necessario, assicurandosi, in un modo o nell’altro, che alla fine arriverai anche tu.
A occhi chiusi sai che non ti mollerà, né ai 500 né mai.