Chi di noi dice di non aver mai fatto un sogno di canottaggio mente sapendo di mentire. Sogniamo canottaggio a tutto spiano, e non solo ad occhi aperti. Lo sogniamo nella pienezza delle emozioni e nel loro vuoto; se la barca – o la vita – ci mettono sotto pressione, o quando siamo così cariche che ci sentiamo esplodere, il canottaggio emerge prepotente dai recessi più segreti del nostro subconscio a rivelarci paure inconfessabili, traumi mai superati o desideri inibiti, non approvati dalla nostra coscienza e – meno che mai – dal nostro allenatore.
Spesso nel sogno la barca pende disastrosamente da un lato, solitamente il destro, quello che anche di giorno ci viene presentificato ad ogni movimento dal rosario di contratture sulla nostra schiena; a volte nel sogno c’è qualcuno che la fa pendere, o viceversa che ne impedisce il rovesciamento (di solito nella carismatica persona dell’allenatore).
Contenuto latente: il simbolismo rimanda ad una situazione scomoda, la cui responsabilità/soluzione attribuiamo ad altri. Nessuno sport più del canottaggio insegna che questo è sbagliato.
Terapia: Fate il finale più veloce. Un finale veloce pone rimedio alla maggior parte dei problemi, remieri, esistenziali e credetemi, in alcuni casi anche sentimentali.
Frequenti sono anche i sogni di abbandono e di tradimento: nel sogno disperatamente cerchiamo il nostro compagno di doppio, sparito nel nulla appena prima della gara più importante della stagione. Il nostro subconscio ce lo farà crudelmente ritrovare intento ad accoppiarsi con i membri dell’equipaggio avversario, completamente dimentico della nostra esistenza.
Contenuto latente: il sogno è la drammatizzazione della nostra insicurezza nell’affidabilità del partner, e forse anche nella nostra.
Terapia: 3×1000, massimali, dovrebbero bastare.
Passiamo ora ad un grande classico della psicanalisi remiera: i sogni sentimentali sull’allenatore, che possono essere quantomai vari nei dettagli, con o senza l’aggravante della turpitudine, e, a seconda dell’allenatore, a volte anche “diversamente etero” nei contenuti. Non è il caso di allarmarsi: questa tipologia di sogni è più innocente di quanto possa sembrare.
Contenuto latente: Freud in persona vi direbbe che non si tratta di un’indicazione su una vostra propensione sessuale recondita, della quale eravate del resto serenamente ignari, ma il sogno rivela piuttosto il desiderio inconscio di essere come lui, in un delirio narcisistico di rispecchiamenti infiniti che si concluderà solamente quando gli avrete dimostrato che siete all’altezza (e quindi mai).
Terapia: una bella uscita di tecnica con lui che vi urla improperi dal motoscafo vi farà passare eventuali velleità residue e riporterà la sua figura al ruolo che gli compete, quello di farvi un mazzo così.
Infine, i sogni di separazione, i peggiori: il loro contenuto manifesto riguarda scale ripidissime o argini impervi tra noi ed il fiume, attese al pontile che sembrano non finire mai, cambi di disciplina sportiva e tante altre amenità.
Perché noi canottieri sappiamo bene che siamo dei privilegiati a cui è stato fatto un dono meraviglioso, del quale la maggior parte delle persone resterà all’oscuro per sempre; per questa ragione in noi alberga sempre il timore che tutto ci possa essere tolto all’improvviso.
E in fondo che è il canottaggio stesso se non un sogno bellissimo che ne contiene tanti altri all’infinito? Un sogno di vittoria ma anche di equilibrio; il sogno di una mattinata serena e senza vento e dell’inverno che (forse) ha deciso di andarsene.