È uno di noi e, anche se forse non lo sa, è una colonna portante del nostro gruppo. Un sorriso assicurato, una risata certa, una persona generosa. E un grande papà master E per una canottiera master A.
Blog Canottiere: Andrea, papà e canottiere, descriviti un po’!
Andrea: Faccio fatica a descrivermi, sono come mi vedi tutti i giorni ad allenamento, un papà come tutti, credo di essere disponibile e presente come posso. Magari ogni tanto qualcosa mi sfugge ma mia figlia sa che ha un punto di riferimento sicuro.
B: Come hai cominciato a remare?
A: Sono arrivato al canottaggio tramite mia figlia, è stato il contrario di quello che succede di solito, è stata lei a voler condividere con me alcuni dei suoi momenti di ogni giorno, e ho molto apprezzato.
B: È stato amore a prima vista?
A: Diciamo che è un amore arrivato in maniera molto strana. Era uno sport che ammiravo anche da ragazzo, anche se all’epoca era un ambiente più privilegiato, più chiuso forse. Ora è più aperto e l’approccio è stato quasi naturale, perché il canottaggio è uno sport puro, in cui si trovano persone vere, di compagnia, genuine, che rispecchiano il mio modo di essere. Ti dà modo di esprimere al meglio le tue qualità. Dall’esterno non te ne rendi conto, ma non è da tutti: ci vuole grande sacrificio.
B: Tu sei stato per molti anni allenatore di una squadra di calcio, com’era il tuo rapporto con i ragazzi che allenavi?
A: Era ed è, ad oggi, bellissimo. Ho sempre cercato di metterli a loro agio, non ho mai imposto un ambiente troppo ferreo. Sono convinto che il risultato non debba essere per forza arrivare primi; le cose più importanti sono impegno e dedizione. Un po’ come adesso, con il nostro allenatore: anche se non siamo agonisti ma master, abbiamo bisogno dello stimolo giusto per poter dare. È così anche nel calcio. Ho imparato molte cose dai ragazzi, e ancora oggi li vedo, ci facciamo due chiacchiere, ci raccontiamo aneddoti di momenti trascorsi insieme.
B: Ti senti un po’ papà anche nella nostra squadra?
A: Da genitore ho una responsabilità nei confronti di mia figlia, ovviamente, ma il succo del nostro rapporto è il confronto, lo è sempre stato. All’interno della squadra molto spesso il rapporto che ho con voi è paragonabile al rapporto che ho con mia figlia.
B: Corso di canottaggio in comune, chat in comune, stessi orari, stesse amicizie. C’è qualche mina da schivare ogni tanto, frequentando lo stesso ambiente?
A: Lei mi conosce e mi ha sempre visto così come sono anche nel gruppo. Quindi in realtà non devo stare attento a niente, perché mi comporto naturalmente. Nei limiti, è chiaro che cerco di non metterla in imbarazzo – o di non essere rimproverato.
B: Si narra di una leggenda secondo cui tra voi due ci sia un accordo sulle gare…
A: [risata divertita] Se lei va a podio, c’è un ventino. Si è trasformata in leggenda ma è iniziato tutto a San Giorgio di Nogaro, le serviva qualche euro e c’ho scherzato su: “Tesoro, tieni il ventino che oggi sei stata brava”. Ma a seguire è arrivata una compagna di barca, chiedendo se c’era il ventino pure per lei.
B: Come lo vedi un 2x MIX?
A: Può essere un’idea! Ma te li immagini i rimproveri?!? “Papà, il finale… papà, il carrello… papà, l’attacco!!”
B: Un’ultima domanda. Cosa consiglieresti a un canottiere/papà?
A: Consigli? Di avvicinarsi allo sport e di essere papà al tempo stesso con impegno ed entusiasmo. Non capita a tutti di condividere un’esperienza così con un figlio. E non è tanto la quantità, quanto la qualità del tempo che gli dedichi. Questo vale per tutti i papà, chi lavora e chi fa sport: ho imparato che puoi essere sempre presente ma non riuscire a dialogare, o ritagliare dieci minuti al giorno, e in quei dieci minuti creare un rapporto migliore di quanto avresti mai immaginato.