Per la serie “tira di più un titolo che i fratelli Sinkovic”, abbiamo deciso di anticipare l’equinozio di primavera svelando alcuni segreti sulla vita e i pensieri delle canottiere master (anche perché a noi il governo britannico e gli archivi sugli ufo ci fanno un baffo).
- Iniziamo dal più torbido degli argomenti: sì, le docce degli spogliatoi femminili hanno le porte. E no, non sappiamo perché i corrispettivi ambienti maschili ne siano sprovvisti.
- Parliamo di voi. Siamo canottiere, mica sceme. Ma sempre bene, per carità! D’altronde sappiamo che a modo vostro fate altrettanto.
- Abbiamo pure una chat a parte. Fortuna vostra non esserci, nei giorni a metà del mese. Il vostro equilibrio psichico ne risentirebbe, ripercuotendosi sulle prestazioni in barca, che porterebbero alle ire del vostro allenatore, che aprirebbero uno squarcio nel continuum spazio temporale, che necessiterebbe dell’intervento del Dottor Who, o quantomeno di Q e del capitano Picard. Insomma, se siete un uomo è meglio non essere nella chat femminile. A volte anche se siete donna.
- La prima cosa che guardiamo in un uomo? Gli occhi. No, scherzavo. La velocità in finale. La grinta, il coraggio, la capacità di darsi per la squadra. Insomma, il culo.
- Cosa facciamo quando non remiamo? Fingiamo di condurre una vita normale, a giorni ci trucchiamo pure mentre nascondiamo le tracce di abbuffate nervose, sfoggiamo lavori paravento mentre scordiamo, all’atto della stretta di mano, di farci pagare per il gratuito effetto scrub di benvenuto al cliente. In sostanza forse è meglio che ci portiate fuori in barca un po’ più spesso. Va bene anche fuori e basta. Ma se è fuori in barca, meglio.
- Nei nostri armadietti c’è di tutto. Ci sono cose che potrebbero aggredirvi all’apertura. Altre che se ne stanno acquattate in fondo, anche per anni, e aspettano che ci mettiamo le mani distrattamente: elastici che non si trovano mai, banane in decomposizione, strani integratori gusto arancia o fragola per sopperire con la chimica all’avanzare dell’età, o biancheria sexy che non ricordavamo più di possedere. D’altronde da quando facciamo canottaggio non serve più, perché preferiamo i pontili ai locali e se ci sentiamo particolarmente seducenti mettiamo reggiseno del Decathlon, però in nero.
- Se vi state chiedendo se ogni tanto pure a noi l’occhio cade… beh, cade. Ora che avete la certezza, andare in giro in body sarà ancora più emozionante.
- Di notte facciamo sogni, chiaramente di canottaggio. E poi passiamo ore ed ore ad analizzarli, che neanche Jacques Lacan: il rapporto turbolento con l’allenatore – padre, l’identificazione narcisistica con il più fico della squadra, il non sentirsi all’altezza, lo scafo come metafora, il remo come metafora, qualsiasi parte della barca come metafora – di cosa, decidetelo voi. Ma alla fine traiamo sempre la stessa conclusione: dobbiamo migliorare ancora un po’ il finale.
- Corriamo tutto il giorno, ma non sul carrello. Quello quasi mai. D’altronde, piano sul carrello is the new sexy.
- Aspettiamo l’arrivo del Principe Azzurro, in calzamaglia DiBi, su un singolo Filippi. Ma volendo ci accontentiamo anche del singolo Filippi da solo, senza principe. Con una barca così, siamo in grado di salvarci anche da sole.
Mammaster vi adoro, sono maschio e timoniere, una vita sulle tre barche e qualche Jole, due con, quattro con, otto, chissà perché qui il con non c’è, dai lo so ma non ve lo dico, è troppo frustrante, comunque vi adoro, fate respirare un vissuto di canottaggio che ha un odore tutto suo, che non so definire, ma che conosciamo tutti dell’ambiente, grazie ancora per queste gocce di dolcezza e di amore per lo sport più bello del mondo, grazie ancora e anche se se avete la porta ai vostri spogliatoi, non ci guarderei comunque, sicuro di trovarci gli stessi stracci fradici dei maschi, grazie ancora e continuate vi prego, io vi seguirò. 😍
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Grazie Giorgio, davvero! A noi piace scrivere di canottaggio perché ce lo sentiamo addosso, anche nelle cose e nelle ore più assurde della giornata… A volte pubblichiamo un post, magari un po’ più delicato, con la convinzione che sia solo un pensiero nostro, magari incompreso, e invece c’è sempre qualcuno pronto a smentirci e a ricordarci che siamo parte di una famiglia fantastica, che sa cos’è questo sport meraviglioso, come dici tu.
Purtroppo nel nostro gruppo scarseggiano i 2+ e i 4+ ma in qualche modo cercheremo di rimediare 😉
Grazie ancora per le tue parole!
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