Insomma, l’estate non vuole arrivare. Ed è proprio per riscuotere un po’ del gelo invernale dalle nostre stanche ossa di master che vi proponiamo un post caliente sulle tipologie maschili più irraggiungibili del canottaggio.
- L’ex olimpionico – per la canottiera che subisce il fascino implacabile del maschio alfa.
In quasi tutte le squadre ce n’è uno, e senza dubbio c’è in tutti i nostri cuori. Useremmo volentieri la parola “monumento”, se questa non fosse ingannevolmente associata a qualcosa di decadente e polveroso; al contrario, di monumentale l’olimpionico conserva soprattutto la fisicità, insieme ad un prestigio senza confronti. Da Galtarossa a Cipolla, l’olimpionico rappresenta l’inarrivabile e l’ineffabile; ciò che vorremmo essere, più ancora di ciò che vorremmo possedere. Di più: l’olimpionico è l’essenza stessa del canottaggio, o il canottaggio nella sua piena realizzazione o perfezione. Sollevare lo sguardo fino alla sua altezza (e non solo moralmente, ma spesso anche fisicamente) sarebbe atto di tracotanza soggetto alla punizione divina.
- L’8+ della nazionale azzurra al gran completo – per la canottiera che ama la qualità, ma non sa rinunciare alla quantità.
Già in fotografia è impressionante; nei video delle gare aggiunge all’assoluta prestanza anche la perfezione, la potenza e la sincronia del gesto atletico, a cui è impossibile restare indifferenti soprattutto se si è così malate da vedere nell’abilità remiera una dote preferibile a qualsiasi altra – del resto è normale che bellezza, intelligenza, senso umoristico scompaiano di fronte ad un’entrata in 2 fotogrammi. Tuttavia è solamente dal vivo, quando se ne percepiscono pienamente le proporzioni, che l’8+ della nazionale, ribadiamo, al gran completo, rende l’esatta misura di ciò che effettivamente è: ed è proprio lì che il cuore della canottiera, nonostante l’idoneità duramente conquistata pedalando in mutande sul cicloergometro e la buona salute dimostrata da serie forsennate di scatti, potrebbe avere un cedimento; come quello di Dante nel Paradiso di fronte all’accecante luce di Dio.
- Il compagno di squadra – per la canottiera che predilige le emozioni proibite della quotidianità.
Presenti, affidabili, disponibili a confortarci, sorriderci, fare il tifo per noi; non esisterebbe squadra se loro non ci fossero, oppure il concetto di squadra sarebbe molto più arido e noioso. Proprio perché sono tanto vicini da condividere con noi la borraccia, il pranzo, lo spessore, ma anche i successi e le fatiche, non esiste nessuno di così pericoloso e allo stesso tempo di così sacro. Perciò, care amiche, che si divertano a provocarci con battute maliziose o che ci offrano una spalla su cui piangere quando perdiamo, teniamoci bene in mente che i compagni di squadra sono off limits.
Come Ulisse davanti alle sirene, lasciamo pure che le loro lusinghe rallegrino le lunghe ore di allenamento, ma non commettiamo mai, per nessuna ragione, l’errore di avvicinarci troppo, o le nostre ossa biancheggeranno sulla scogliera insieme a quelle delle canottiere degli altri equipaggi che sono passati prima di noi.
- Il neofita – per la canottiera che non rinuncia ad essere mamma anche quando rema.
Può essere capitato in squadra di punto in bianco, può averlo introdotto la canottiera stessa, sperando inconsciamente di farne un uomo come si deve; può avere un passato di sedentarietà o aver praticato il rugby, il tango, la maratona. Il neofita, con quell’aria di incantevole stupore quando ci mostra orgoglioso la sua prima vescica, millimetrica, o quando per la prima volta stacca i remi dall’acqua, o nel dolore sbigottito dei suoi primi 1000 al remoergometro è, per alcune canottiere, intrinsecamente mamme, il più pericoloso dei compagni di squadra. Crescerà; crescerà prima che ve ne possiate rendere conto, e lo vedrete vincere e perdere, camminare da solo e andare lontano; crescerà e come lui ne arriveranno altri. Ma dico: non vorrete mica fare da nave scuola a tutti, vero?
Questo il nostro catalogo di uomini impossibili del canottaggio.
Il punto che manca – per prevenire un’obiezione inevitabile – non manca per dimenticanza, ma per omissione volontaria e riguarda quello più proibito di tutti, quello il cui solo pensiero unisce in sé la trasgressione ad ogni legge divina e umana e l’inevitabile punizione. Evitiamo di nominarlo, limitandoci ad asserire che la tentazione freudiana della figura paterna è una fase che spesso la canottiera attraversa e che una canottiera matura (che non sempre coincide, è bene precisarlo, con una canottiera master) deve lasciarsi dietro le spalle, per approdare ad una più alta completezza e autonomia.
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