Va bene, lo sappiamo tutti: la barca sta al remoergometro come il Vero Amore sta alla pratica dell’onanismo. Se preferite il remoergometro alla barca, quindi, non sta a noi giudicarvi; tuttavia, vi dobbiamo avvertire: forse qualche piccola deviazione potreste averla. Visto che non siamo moraliste, riteniamo che ogni deviazione abbia il suo perché, almeno nella fantasia e finché non lede i diritti umani; il che – pensandoci – è precisamente il caso del remoergometro.
Ed ecco che in questo clima autunnale, lontani anni luce i grandi traguardi dell’estate con le loro vertigini di passione, ci tocca un lavoro solitario, ripetitivo e a prima vista ingrato.
Molti di noi lo subiscono come un male necessario e cercano di astenersene il più possibile, temendone le conseguenze a breve e a lungo termine. Un gruppo, peraltro piuttosto numeroso, improntato alla più stretta ortodossia, sostiene che a fare troppo remoergometro si diventi ciechi e crescano i peli sui palmi delle mani; ma gli unici effetti collaterali finora dimostrati in modo attendibile sono tosse, deficit cognitivi (ma di breve durata) e lividi blu scuro in luoghi poco visibili.
Esistono tuttavia rari individui che dal remoergometro si sentono valorizzati nelle loro doti migliori di forza e di resistenza, anche psichica; su questi soggetti sono in corso ricerche scientifiche volte ad accertare se questo amore – diciamolo francamente: contro natura – sia un sintomo conseguente allo sforzo eccessivo, o, al contrario, una forma nemmeno troppo sottile di masochismo.
Tutti però, senza distinzione, ci confrontiamo con l’orribile attrezzo, che rappresenta la parte più nascosta e turpe di noi stessi, la meno accettabile, la più rimossa: quella che avrebbe voluto fare pilates, ma quella volta ha deciso di no.
A cosa si pensa mentre si fa remoergometro? Quali le fantasie implicate in questa pratica?
- Il 42% degli intervistati immagina di essere in barca, in una tiepida giornata primaverile, con una leggera brezza a favore; l’equipaggio è affiatato e in forma, pervaso da un sereno ottimismo. Questo più o meno fino al sesto km, quando il vento si gira; verso il decimo non può fare a meno di sospettare che qualcuno dietro abbia mollato, sospetto che diviene agghiacciante certezza verso i 13 km. Quando mancano 500 metri chiamerà mentalmente un via, ma sarà il solo a partire.
- Il 36% degli intervistati si vede sul podio dei Campionati Italiani: sole scintillante, sorrisi scintillanti, medaglia scintillante, stretta di mano di Giuseppe Abbagnale, applausi. Si vede già nelle fotografie sul pontile, festeggiato dagli amici, oggetto di desiderio, eroe del giorno. Poi gli viene in mente il body, la vestibilità del body, l’aderenza del body e, soprattutto, se stesso dentro al body. A quel punto apre gli occhi e guarda il display. Mancano ancora 11 km.
- Il 19% degli intervistati pensa ad Alessandra Patelli/Marco Di Costanzo* che lo attendono oltre la linea del traguardo, con un body azzurro, su un singolo** tutto bianco. L’olimpionico/a sorride e guarda, con evidenti intenzioni. Poi si entra in un tunnel pervaso da una luce tutta bianca, bellissima e rasserenante. Se va bene, la prima cosa che si vedrà riaprendo gli occhi è il volto preoccupato del paramedico intento alla rianimazione.
*Siete autorizzati a sostituire Alessandra Patelli/Marco Di Costanzo con qualsiasi olimpionico/a di vostro gusto. Decliniamo ogni responsabilità per la scelta.
**Siete autorizzati inoltre a sostituire il singolo con qualsiasi barca di vostra preferenza; anche in questo caso decliniamo ogni responsabilità: se piace a voi, a noi va bene.
- Il 3% degli intervistati non sa/non dice.
Manca infine a questa trattazione, perché sia veramente esaustiva dell’argomento, una seria disamina delle scuse che il canottiere accampa per differire (se proprio non può evitare) il momento della sofferenza. Questa tematica, delicata ma ponderosa, per ragioni di spazio meriterebbe una trattazione a sé. In questa sede quindi ci limiteremo a dire che c’è gente che oggi ha disdicevolmente impegnato il tempo scrivendo oziose considerazioni sul remoergometro, anziché salirci sopra e fare il proprio dovere. Il che, se ci pensate, è un’altra forma di deviazione, ancor più sottile e morbosa.