Lo sappiamo, questo tema è stato trattato con competenza insuperabile da Volevo essere un canottiere, il blog di canottaggio che vanta innumerevoli tentativi di imitazione. Non ce ne voglia però Giuseppe Lamanna, nostro modello e fonte di continua ispirazione: dichiariamo senza pudore il nostro debito e proponiamo sull’argomento la versione della canottiera, una versione al femminile, oltre che, come sempre, al plurale. Di coppia, ma anche di punta (solo a volte, però).
Quella che vi proponiamo ora è stata la puntata pilota del nostro blog, la prima che abbiamo scritto in tempi ormai piuttosto remoti, stimolate da un illuminante post del padre di tutti i blog di canottaggio e a maggior ragione del nostro. In risposta a Lamanna osiamo quindi affermare che il canottaggio è, inconfutabilmente, meglio del sesso, e in ogni caso con il sesso ha diverse cose in comune. Questo concetto, per noi del tutto ovvio, è meglio però non diffonderlo tanto in giro perché contribuirebbe ad alimentare l’idea che siamo una setta di fanatiche possedute da un demone misterioso; perciò teniamocelo pure per noi.
- Partiamo dalle banalità: un vogatore deve essere forte e resistente; e se lo è in barca, può farsi onore in qualsiasi altra prova. La fisiologia parla chiaro.
- Altra banalità: salvo rare eccezioni, chi rema (maschio o femmina che sia) è un partner fisicamente desiderabile. Certo, eccitarsi per i calli sulle mani o per i bollini sui polpacci è una perversione un po’ di nicchia, ma tutto il resto sarebbe gradito a chiunque.
- Un canottiere bravo sa diventare una cosa sola con i compagni. Capisce cosa pensano e come stanno, sente la loro pressione sui remi, il ritmo del loro respiro, il loro umore. Sa esserci in ogni momento, sa che loro ci sono per lui. Non è poco.
- Un canottiere svolge al meglio il suo compito, e lo fa fino in fondo, qualunque esso sia: autorevole quando è capovoga, attento quando è prodiere, generoso a centro barca; ce n’è per tutti. E anche fuori.
- I compagni di barca a volte si scontrano: discutono, litigano, si fanno scene di gelosia. Poi si fa un 1000 massimale e passa tutto, perché l’amore non è bello se non è litigarello.
- A proposito di gelosia: cosa provereste se il vostro compagno facesse il doppio con qualcun altro, magari anche a una gara importante? Io non sarei tanto felice; e secondo me neanche voi.
- Il ritmo. Piano sul carrello, forte in acqua, sempre pronti a capire quando serve un cambio di passo. E a farlo in modo esplosivo. Non c’è altro da aggiungere.
- L’efficacia: puoi avere scuse, puoi avere risultati. Un canottiere sceglie sempre i risultati, in barca e altrove.
- Un canottiere si ferma solo dopo la linea del traguardo. Se non lo fa non è un canottiere, ma solamente uno che rema. E anche qui non vado oltre.
- E per concludere, in barca e nel letto, tanti fatti e poche parole. Però quelle giuste.
Mi rendo conto che sono andata sul sentimentale, ma ecco, il canottaggio non è sesso qualsiasi: il canottaggio è sesso con sentimento. E poi sono una canottiera, non un canottiere. Noi canottiere rimaniamo di fondo delle inguaribili romantiche.