Un titolo perfetto ma dal dubbio inglese, se solo avessimo un ascensore tra il cantiere e gli spogliatoi. Purtroppo a fine allenamento abbiamo le scale che, gradino dopo gradino, ricordano a noi canottiere (ma forse anche a voi maschi) la sostanza di cui sono fatti i sogni, dal basso verso l’alto:
I piedi.
I primi a toccare terra e gli ultimi di una piramide sociale che teoricamente trova al suo vertice la testa. Appena la mano afferra i remi e l’ordine arriva all’udito, vengono infilati dentro a scarpe plasmate sul modello Galtarossa. Il seme di una matrioska dentro alla grande madre russa.
Una volta entrati subiscono l’onta dei reietti, visi pallidi nella grande tribù del canottaggio, sottostimato punto d’appoggio per sollevare il mondo. Talvolta bardati in ridicole calze dal design futuristico, i più sfortunati si ritrovano a occupare posti intrisi del fetore della nuda pelle che li ha preceduti in un tempo non troppo remoto. Gelati in inverno, cocenti d’estate, bagnati ad oltranza, quando meno se l’aspettano vengono ammanettati a una scarpa diversa, ove un cavo d’acciaio li costringe a mosse ardite a destra e a sinistra nel bel mezzo dello sforzo fisico, come nelle più antiche galere venete.
I polpacci.
I fanti della prima linea, i pedoni sacrificabili. I polpacci, assieme ai palmi delle mani, riportano le prime ferite di guerra dell’incauta canottiera che non credeva, non pensava di assassinare così le sue gambe provando ad “andare un po’ in barca”. I due, dopo aver riparato a fatica le prime stigmate, tentano l’accordo rifiutandosi di toccare nel finale le corsie del carrello. Ogni sforzo in questa direzione risulta vano e, passati i primi mesi di sofferenza, optano per l’umiliazione, alfin bardati anch’essi in pezze di tessuto. Codesti manufatti si suddividono, a seconda di forme, fattezze e misure, nelle seguenti categorie:
– Paracazzi – calzini vecchi della nonna tagliati ma poco resistenti allo sforzo elastico;
– Paracosi – giro di jeans datati, resistenti ma atti a fermare la circolazione sanguigna perché tempo addietro l’attillato andava forte;
– Parapolpacci – professionali in lattice, guadagnati con sudore alle gare nazionali, con cucitura di dubbia provenienza.
I polpacci assumono un colorito ambiguo nei mesi estivi, indicando con maggiore sbalzo cromatico le canottiere affette da tale patologia. Un altro modo per individuarle è seguire la scia delle imprecazioni che va dalla panchina dello spogliatoio alla doccia.
I quadricipiti.
La canottiera sviluppa anch’essa, come il maschio della specie, suddetti muscoli, che lo voglia o meno. Orgoglio e vanto della donna sportiva, possono essere tuttavia motivo di pacata disperazione durante la partecipazione a eventi sociali quali matrimoni in cui si prevede l’uso di un vestitino corto elegante, o feste a bordo piscina con relativo taglio cromatico a metà coscia dato dall’utilizzo forsennato del body da marzo a ottobre.
I glutei.
Miti e leggende narrano che, nel momento in cui si comincia a spingere davvero in barca, i glutei comincino a far male. Balle. I glutei cominciano la loro scalata al Dolore fin dal primo giorno di cubo, fin dal primo mese di carrello. E non arriveranno mai in cima. Il loro Acheronte si stenderà sulla linea che demarca il parcheggio della Canottieri e, appena traghettati all’altra sponda, sentendo l’aria che tira, si rivolgeranno sconvolti e con tono stridulo direttamente al vertice della piramide sociale:
“Cazzzzofai?!? Dodiciorefastavamoancoraqui!”
Ma saranno sodi come mai nella loro esistenza.
La schiena.
Incolpevole tramite tra la spinta di gambe e la tirata di braccia, più ci si allena, più fa male, mese dopo mese, anno dopo anno. Dopo dieci anni il mal di schiena è una presenza quasi rassicurante, testimone della nostra fedeltà al compito; dopo venti ci accompagna come un amico affezionato, tanto che cominciamo a preoccuparci se non si fa sentire per un po’; dopo trenta è una laurea honoris causa, un Oscar alla carriera. La schiena è il bene più prezioso: quando fa troppo male, è come aver pescato la carta sbagliata nel mazzo degli Imprevisti del Monopoli: vai in prigione direttamente, senza passare dal Via. Per questo è al centro dei nostri pensieri in ogni momento della vita, come un uomo troppo amato. Va dunque preservata con movimenti prudenti, che ci conferiscono quel certo andazzo da casa di riposo in tutte le circostanze della vita. È utile sapere infine che se una canottiera rifiuta alcune pratiche, di solito non lo fa perché è una brava ragazza.