La canottiera e il suo mondo affettivo (sottotitolo: i canottieri sono delle brutte persone)

1. Lo spasimante
Viene sedotto solitamente dal fascino esotico dei calli sulle mani.
Ancora inconsapevole, ma disposto ad ogni sacrificio, subisce con un sorriso mite serate atroci in cui si analizzano minutamente i segreti dell’impalatura di un 4X o le prestazioni al remoergometro di ogni singolo componente della squadra. Alle gare lo si riconosce a distanza: è quello abbigliato in modo inadatto, che rischia il colpo di calore o la broncopolmonite a seconda della stagione. Già al secondo appuntamento si trova di fronte ad una scelta draconiana: cominciare anche lui a remare o dedicarsi ad una brava ragazza che pratica la zumba. O il pilates. O l’uncinetto. O qualsiasi altra cosa. Di solito sceglie quella.

2. Il fidanzato
Ha superato le prove più difficili rimanendo vivo ed ora si sente parte del gruppo. Ormai è esperto, sa che non deve mai dire la parola proibita, quella che comincia per “c” e finisce per “oa”, altrimenti sarà punito senza pietà. Partecipa assiduamente alle serate, ogni tanto si fida anche ad abbozzare qualche parere e viene ascoltato da tutti con educata condiscendenza. Alle gare sfoggia un sorriso mesto e in condizioni climatiche durissime aiuta l’amata a trasportare il singolo, le riempie la borraccia dosando la giusta quantità di sali, sa sempre su quale pontile lei ha lasciato le scarpe.
Nell’intimità si è abituato a sentirsi chiamare ogni tanto un “via dieci”; gli rimangono delle perplessità, ma ora sa cosa deve fare e, buondio, lo fa.

3. Il coniuge
I tempi sono cambiati. Memore di ogni angheria subita durante il fidanzamento, già al rientro del viaggio di nozze porrà agli allenamenti delle restrizioni di tipo quantitativo e qualitativo. Ad esempio, vede abbastanza di buon occhio il fondo con partenze e aumenti, ma proibisce categoricamente i 12 x 1500: non che sappia esattamente cosa siano, ma ne osserva sbigottito le conseguenze (uno stato catatonico che si protrae anche per giorni).
Il tempo dedicato al canottaggio diventerà nella coppia una preziosa merce da scambiare con corvée faticose e/o umilianti: accompagnare i figli ai gonfiabili, partecipare alle cene di fine anno della scuola dell’infanzia, passare la domenica con i suoceri. Ben presto la canottiera imparerà ad inventare scuse fantasiose e coperture insospettabili per potersi allenare, fino al capolavoro assoluto: fingere di avere un amante.

4. I figli
La canottiera alleva la sua prole come il principe padre della monaca di Monza nei Promessi Sposi: già in fasce i suoi figli indossano completini con fantasie ossessive di remi incrociati, più avanti orride magliette con scritte come “born to rowing” oppure “eat, sleep, row” (quando l’infante in genere non è collaborativo su nessuno dei tre punti). E’ indifferente quale ne sia il sesso: a due anni il figlio di una canottiera deve saper nominare con la dizione perfetta le diverse parti che compongono la barca; a cinque può montarne una; a otto saprebbe scrivere un trattato sui vantaggi dei remi crocker rispetto ai concept. Verso i sedici, con l’ausilio di un sostegno psicoterapeutico che costerà una fortuna, Carmine Agostino rivelerà che pratica di nascosto il calcio, la piccola Olena rinfaccerà ai genitori di aver sempre voluto fare la ballerina classica.

5. I genitori
I genitori scuotono la testa. Hanno visto la figlia determinata nel prendersi una laurea, dopo lungo precariato trovarsi un lavoro rispettabile e forse perfino un marito, del tutto insperatamente anche procreare e ottenere così una famiglia praticamente normale. Poi deve essere andato storto qualcosa, e proprio mentre sembrava avviata verso una dignitosa mezza età, con la pancetta di ordinanza e un accenno di sciatica, com’è come non è, la vedono fasciata in un indumento imbarazzante, a spellarsi ossessivamente le mani sotto ogni sorta di intemperie. E quel che è peggio per la materna riprovazione, pure spettinata.

6. Le amiche non remanti
La canottiera si è raccomandata: in campo di gara fa molto caldo, vestitevi leggere; per leggere però non intendeva proprio da zoccole. Adesso sono lì, sulle tribune, sotto il sole. Nel migliore dei casi hanno svuotato la borsa dell’amica degli indumenti da indossare dopo la doccia, capi per nulla fashion che in altre circostanze avrebbero guardato con orrore malcelato; nel peggiore, a testa scoperta e senza crema si stanno procurando un’insolazione dal ricovero (l’ambulanza sempre presente in campo di gara in realtà è lì soprattutto per le amiche e gli spasimanti di cui sopra). Loro spiegheranno in seguito che con quella fauna, non era proprio il caso di farsi vedere in giro bardate come per una spedizione nel deserto. In effetti, hanno le loro buone ragioni.

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